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Come i media aggrediscono la democrazia

In che modo i media contribuiscono ad impoverire il peso sostanziale della democrazia? Questa la domanda che si pone Antonello Cresti, curatore del nostro mensile, su “C’era una volta la democrazia”, settimo volume della nostra “Visione”.

In un’epoca dominata dal ruolo dei media è bene chiedersi se essi contribuiscano al benessere delle nostre forme democratiche o, piuttosto, le erodano in varia maniera, scoraggiando il concetto stesso di partecipazione.

Su questo tema si erano interrogati inizialmente il sociologo Marshall McLuhan e il filosofo Guy Debord; il primo, famoso per la sua affermazione «il medium è il messaggio», che sottolineava come il modo in cui un messaggio è trasmesso sia altrettanto importante, se non di più, del contenuto effettivo del messaggio. McLuhan ha anche introdotto il concetto di «media come estensioni dell’uomo», suggerendo che i media non sono semplici strumenti, ma influenzano attivamente la nostra percezione e la nostra esperienza del mondo.

Il secondo, nel suo irrinunciabile La società dello spettacolo (1967), si è concentrato anche sulla disconnessione tra gli individui e la loro esperienza autentica a causa del dominio delle immagini mediatiche.

Una analisi accurata del complesso rapporto tra media e democrazia compare però per la prima volta in maniera approfondita in Television and the Crisis of Democracy, un libro scritto da Douglas Kellner e pubblicato nel 1990. Kellner è un noto teorico culturale e sociale, nonché filosofo e professore emerito di Filosofia presso l’Università della California, Los Angeles (UCLA). È stato attivo principalmente nei campi degli studi culturali, dei media e della teoria critica. Le sue ricerche e le sue pubblicazioni si concentrano sulla comprensione dei media, della cultura di massa, della società e delle dinamiche politiche attraverso una prospettiva critica e interdisciplinare.