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Gender, ovvero del pessimo uso tardomoderno di un’antica realtà

In questo articolo il saggista e psicoterapeuta Claudio Risè sostiene che la teoria del genere non rappresenta affatto il pensiero e le esperienze delle persone LGBTQ+ e non dovrebbe essere associata a esse. Al contrario, molte di queste organizzazioni difendono l’importanza dell’identità di genere e lottano contro stereotipi di genere e discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Infine, è importante notare che l’idea del genere come costrutto sociale non è un’invenzione recente, ma è stata oggetto di studio e discussione in diverse discipline accademiche per decenni. Si basa sull’osservazione che i ruoli e le aspettative legate al genere possono variare culturalmente e storicamente, e che non esiste una sola definizione universale di “maschile” o “femminile”. Questo non significa negare l’esistenza delle differenze biologiche tra i sessi, ma piuttosto riconoscere che le concezioni di genere sono influenzate da fattori sociali, culturali ed esperienziali.

In conclusione, mentre il testo presenta una critica alla teoria del genere e alle politiche che la sostengono, è importante considerare una varietà di prospettive e fonti d’informazione per comprendere appieno le complesse questioni legate al genere, alla famiglia e alla società contemporanea.

Per esplorare ulteriormente queste tematiche e approfondire la discussione, è possibile ordinare una copia della rivista “Visione. Un altro sguardo sul mondo”, dove l’articolo è pubblicato. Con una varietà di contributi interessanti e prospettive stimolanti, la rivista promette di essere una fonte preziosa di conoscenza e dibattito su questioni cruciali come la sessualità, il genere e la morale.