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Il potere destrutturante della cancel culture

La cancel culture è fenomeno deteriore, degradante e antisociale. Avvalendosi delle enormi capacità che i mezzi di informazione hanno oggi assunto nel diffondere le idee, si pone come metodo di condotta (per chi li possiede e controlla) non per stimolare un sano e costruttivo contradditorio dialogico, bensì per marginalizzare, escludere, isolare e, dunque, cancellare l’altro. In questo suo articolo l’Ambasciatore Bruno Scapini denuncia come questa forma ideologica sia alla base, tra le varie cose, della moderna “Inquisizione digitale”, giacchè sotto il falso pretesto di tutelare i valori di una presunta community, in realtà l’operatore social, sospendendo o cancellando il “cliente” dal proprio circuito, mette in atto una vera e propria sanzione introiettando nel soggetto dissenziente un senso di colpevolizzazione per indurlo a riorientare il proprio atteggiamento nel senso voluto dal mainstream, e, dunque, per conformarlo ai princìpi e agli obiettivi perseguiti dalla community

 

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Parole Avvelenate – Visione 11/2024

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