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La crisi della democrazia L’Agenda globale e la creazione di un “nuovo ordine”

Quanto c’è della distopia huxleiana nella “democrazia” moderna? Se lo chiede Enrica Perucchietti, curatrice del nostro mensile, nel suo contributo pensato per il settimo volume di “Visione. Un altro sguardo sul mondo”.

«Primo scopo dei governanti è impedire a ogni costo che i soggetti diano fastidio»1.

Così scriveva nel 1958 Aldous Huxley in Ritorno al mondo nuovo. Con questa celebre dichiarazione, il saggista e romanziere britannico spiegava che lo scopo primario dei governanti è avere il maggior controllo possibile sui cittadini in modo che essi non turbino i piani del potere, distraendoli, anzi, con «pane e circensi, miracoli e misteri». Per controllare le masse, cioè, si deve intervenire sulle menti sedandole, manipolandole e offrendo la soddisfazione dei beni primari, in modo da indurle ad apprezzare quanto il potere delibera per loro. Le masse apatiche, passive e distratte accetteranno senza replicare le misure che verranno adottate, arrivando persino a credere che siano necessarie per il loro bene.

Le “armi di distrazione” nei decenni a venire si sono affinate e anche oggi, in democrazia, il popolo è visto dalla maggior parte dei governanti come un “soggetto minorenne” che va educato, accompagnato, indirizzato, controllato, addirittura manipolato ad accettare ciò che i governanti hanno in serbo per esso. Si arriva, come nell’ultimo triennio, a silenziare le voci divergenti e a inibire il diritto democratico di pluralismo, parlando apertamente di “censura costruttiva”, volta a tutelare la collettiva dalla minaccia di turno. E, di fatto, si costruisce una società ovattata, tecnologicamente avanzata e ipercontrollata che somiglia sempre di più al mondo distopico immaginato da Huxley nel lontano 1932.

1 A. Huxley, Ritorno al Mondo Nuovo, Oscar Mondadori, 1991 Milano, p. 257.

 

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