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L’ideologia gender crea schiavitù mentale

L’articolo redatto dal saggista a curatore del nostro mensile Antonello Cresti evidenzia alcune implicazioni inimmaginate del pensiero di David Cooper, filosofo e psichiatra canadese noto per essere stato uno dei fondatori del movimento antipsichiatrico. Pubblicato nel 1971, il libro “La morte della famiglia” di Cooper affronta criticamente il concetto tradizionale di famiglia, sottolineando come le dinamiche familiari disfunzionali possano contribuire allo sviluppo di disturbi mentali. Cooper contesta l’idealizzazione della famiglia come un’entità positiva e stabile, evidenziando come essa possa agire anche come un’istituzione oppressiva, soprattutto in relazione alle aspettative sociali e culturali.

L’autore ribadisce il concetto che l’attuale attacco alla famiglia tradizionale, promosso dall’ideologia di genere, non costituisca una vera liberazione, ma piuttosto una perpetuazione del modello capitalistico. In questo contesto, emerge la critica strutturale di Cooper e la sua proposta di liberazione dai meccanismi di controllo e identificazione associati alla famiglia, sottolineando che l’ideologia di genere perpetua invece comportamenti consumistici e oppressivi. Infine, Cresti mette in discussione l’ossessione contemporanea per la sessualità e la riduzione di ogni aspetto dell’esistenza alle preferenze sessuali, evidenziando come ciò possa limitare la vera libertà individuale e contribuire a una forma di schiavitù ideologica.

Per esplorare ulteriormente queste tematiche e approfondire la discussione, è possibile ordinare una copia della rivista “Visione. Un altro sguardo sul mondo”, dove l’articolo è pubblicato. Con una varietà di contributi interessanti e prospettive stimolanti, la rivista promette di essere una fonte preziosa di conoscenza e dibattito su questioni cruciali come la sessualità, il genere e la morale.