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Teoria gender e riti di passaggio

Il brano della antropologa Valentina Ferranti rappresenta una critica nei confronti delle tendenze della società occidentale contemporanea, in particolare riguardo alla ridefinizione dei ruoli di genere e alla perdita dei rituali di passaggio tradizionali.

Si evidenzia come le differenze di genere siano considerate universali e non soggette al relativismo culturale. Si argomenta che le società umane si sono sempre strutturate intorno a queste differenze, che sono viste come parte dell’ordine naturale.

Si critica il fatto che le società liberal-capitaliste stiano minando le fondamenta dell’essere umano, annullando i ruoli di genere tradizionali e portando alla confusione e all’incertezza.

Si nota come i rituali di passaggio, che una volta segnavano i momenti cruciali della vita e definivano i ruoli sociali, siano stati impoveriti e trascurati, sostituiti da istituzioni come la scuola che non svolgono lo stesso ruolo formativo e iniziatore.

Viene criticata la teoria del gender per indebolire i ruoli di genere tradizionali e rendere la società debole e indistinta, con i ruoli di genere interscambiabili e soggettivi.

Si propone un ritorno ai rituali tradizionali di passaggio come mezzo per ristabilire la chiarezza dei ruoli di genere e la stabilità sociale.

In generale, il brano riflette preoccupazioni riguardo alla perdita di radici culturali e alla confusione identitaria nella società contemporanea, sottolineando l’importanza dei rituali e delle differenziazioni di genere come fondamentali per la stabilità sociale e individuale. Per esplorare ulteriormente queste tematiche e approfondire la discussione, è possibile ordinare una copia della rivista “Visione. Un altro sguardo sul mondo”, dove l’articolo è pubblicato. Con una varietà di contributi interessanti e prospettive stimolanti, la rivista promette di essere una fonte preziosa di conoscenza e dibattito su questioni cruciali come la sessualità, il genere e la morale.